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 Anno XLV - N.9 - Settembre 1997



 Il turismo del fai da te
  di Renato De Carlo

filet.gif - 0,05 K Far turismo, oggi in Cadore, è difficile e i commenti li sentiamo in ogni salsa. Vuoi per la concorrenza a nord di altre bellissime zone dolomitiche, vuoi per le scarsette strutture ricettive offerte fra concorrenze di campanile, vuoi anche per il tempo troppo spesso inclemente, vuoi per la stringente attuale parsimoniosità dei villeggianti. Senza voler riandare al buon tempo passato (a fine 800 e primi decenni del 900 ), quando il Cadore, pur nella sua arretratezza economica, richiamava turisti illustri (alpinisti, quali l’inglese Ball e il tedesco Grohmann; poeti come Giosuè Carducci e Anatole France; teste coronate quali re Alberto del Belgio, la regina Margherita e i duchi d’Aosta ), ci soffermiamo comunque volentieri negli anni 50 allorché i villeggianti entrarono in massa nelle nostre valli. Erano gli anni della ricostruzione e dell’ iniziale boom economico e la gente sprizzava voglia di vivere. Perché non andare in montagna, in Cadore, a ritemprarsi con passeggiate e aria fine? Il fenomeno non ebbe sponsor ma si diffuse rapidamente e le famigliole delle città si diedero ad una gradevole convivenza presso le abitazioni dei locali, lasciando ai più danarosi il soggiorno in albergo. Raccontano (ma alcuni particolari, vi garantisco, sono rimasti bene impressi nella memoria), raccontano, dunque, che le estati fossero tutte una festa, con fiumane di persone che passeggiavano nelle piazze dei paesi e si intrattenevano volentieri ai tavoli dei bar; i giovani si davano appuntamento per un po' di ballo nella sala della Coop o al Roccolo vicino (giacché l’auto era un lusso e si utilizzava il treno fino a Calalzo), mentre i genitori assaporavano un drink a concerto.                filet.gif - 0,05 K Se mai contò lo spirito di aggregazione. Quelli furono anni in cui il villeggiante era considerato parte della famiglia dove alloggiava e ne condivideva gli usi e allacciava una amicizia che si rinnovava per anni. A Calalzo come ad Auronzo, a Pieve come a San Vito. Pochi a punto soldi in tasca - dopo giornate trascorse a limare aste in fabbrica o nei lavori artigianali - i giovani dei nostri paesi (e citiamo per tutti Sergio, Alfonso, Enzo, Bruna, Gianmaria, Mario) pensavano ad organizzare gite in montagna e feste. I gruppi diventavano schiere con gli amici villeggianti, salivano ai rifugi raccontandosela, rischiavano talvolta la pelle per qualche stella alpina da donare alla ragazza (ricordiamo l’esuberante e ottimo crodaiolo Alfonso precipitato alla “vedetta” del Chigiato), scendevano a valle cantando. Con l’apporto di tutto un paese ed il concorso finanziario della Pro Loco, intrattenevano la gente in piazza con balli in costume, musica e giochi (simpatico il complesso di Nani, Tabio e Nino Barbetta, apprezzata la corale di Nino Capelan), inventando magari carri allegorici per sbalordire il turista e divertirsi sempre. Si, oggi una diversità proprio c’è: si offre un soggiorno senza la voglia di farlo. Ci fanno malinconia queste estati piovose e il girovagare spaesato di tanti turisti “in età”, quando ci allietava il vociare degli studenti, liberi di scherzare per le strade e poco presi in verità del loro ruolo. Dove saranno finiti? Un gruppo l’ho scovato in Ajarnola, sopra Padola e vi racconterò il prossimo mese le loro esperienze di un ritorno gioioso al passato. 0 filet.gif - 0,05 K






 Bentornata sorella acqua, ma...

filet.gif - 0,05 K Il lago Centro Cadore fotografato da Giovanni Da Vià il 2 luglio scorso. Le sue acque, a un livello che si riesce ad ammirare raramente dal vero, ma soltanto sulle cartoline illustrate. Alle 14.30 di quel giorno la misurazione sulla diga risultava di m 683,64 sul livello del mare. (Esattamente 151 metri e 64 centimetri sopra Perarolo che si trova subito a valle e oltre 45 su Ospitale). ma il discorso che vogliamo affrontare presentando questa bellissima immagine è un altro e riguarda il caro-energia che pesa sulle popolazioni di queste vallate. Costa più che altrove l’energia elettrica anche se la materia prima per podurla la forniamo noi con la “nostra “ acqua; e guai se, per un guasto all’ impianto di riscaldamento, siamo costretti ad accendere una stufetta: scatta allora una spirale perversa che raddoppia il peso della bolletta.               filet.gif - 0,05 K Insopportabile il costo del gasolio anche se, per le diverse condizioni climatiche rispetto al resto d’Italia, siamo costretti a consumare molto di più per riscaldare le case, per far funzionare le fabbriche, per svolgere, insomma, l’attività produttiva considerata un fiore all’occhiello di quello che è chiamato il miracolo del Nord Est. E, allora, perché non dare anche a noi, produttori di acqua che crea energia, che fa fiorire a valle un’agricoltura di avanguardia, quel riconoscimento economico che ci metta alla pari di chi è gratificato da condizioni climatiche più favorevoli? Si dice che dal “prossimo anno” potremmo avere il gasolio a prezzo ridotto, ma non sappiamo quando sarà questo prossimo anno. Crediamo sia opportuno rivedere da subito le tariffe per i territori che con le loro acque permettono di avere energia elettrica a basso costo. filet.gif - 0,05 K






  Nuova prova per Pieve
   di Giancarlo Pagogna

filet.gif - 0,05 K “Due volte nella polvere due volte sull’altar”. Se non fosse impudente accostare il genio di Napoleone all’arroganza di Pieve, il verso manzoniano potrebbe rappresentare una proiezione (quasi) inevitabile per spezzare quel susseguirsi di accadimenti che hanno sbattuto il paese (drammaticamente) in prima pagina. Purtroppo, a detta dei mass-media, non sono state pasquinate anche se, a onor del vero, la magistratura non si è ancora pronunciata. Gli episodi sono ben noti: i due ex sindaci che si sono avvicendati negli ultimi tre anni alla guida di Pieve sono stati assoggettati a custodia cautelare. Qualunque le motivazioni di causa (e d’effetto) siano diverse, entrambi hanno profondamente squarciato la sonnolenta scena politica, tanto che la portata degli eventi potrebbe procurare al tessuto sociale serie mutilazioni politico-propositive. Tra poco, infatti, i pievesi saranno chiamati nuovamente ad esprimersi e a dare fiducia al primo cittadino. Già le cronache riferiscono di movimenti (discreti), di sondaggi (improbabili) e di accostamenti (cauti). filet.gif - 0,05 K Tendenzialmente le schermaglie iniziali hanno lo scopo di corteggiante locali che sconfinano ambiguamente nell’elogio (ironico): tutti idonei a propendersi ad essere la panacea dei mali che affliggono (da anni) l’amministrazione municipale di Pieve.Da queste vicende, purtroppo amare, potrebbe (finalmente) nascere quella coalizione politica che sappia ascoltare dentro il tessuto sociale, che ridistribuisca linguaggi costruttivi, che converta l’eclissi in ricerca e fondazione di una forma stabile e lunga (quanto meno una legislatura) di civiltà paesana. La situazione politico-sociale di Pieve è tale da rivoltarsi contro nostalgie o proiezioni utopiche del passato; l’egemonia ed il ricatto potrebbero rivelarsi unicamente alibi di una diversa inquietudine. E’ auspicabile che dal torpore delle vicende Pieve sappia eruttare quell’esperienza umanistica (orgogliosa), culturale e politica che per millenni ha garantito progresso e stabilità anche all’intero comprensorio della ,Piccola Patria.                           filet.gif - 0,05 K



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