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 Anno XLV - N.10 - Ottobre 1997



 Par condicio tv anche su da noi
  di Gianluca Zandanel

filet.gif - 0,05 K Correvano i mitici anni 60, il boom economico era in pieno sviluppo, nelle case cominciavano ad entrare le prime “comodità”, fra le quali i primi elettrodomestici. Anche la televisione, che aveva iniziato le proprie trasmissioni nel 1954, cominciava a diventare un’abituale compagnia per molte famiglie, una finestra sul mondo alla quale ci si poteva affacciare per informarsi e divertirsi. In pochi anni la Rai era riuscita ad impiantare ripetitori anche nei posti più sperduti, ed il programma nazionale si poteva vedere un po' ovunque. Non così per il secondo neonato canale, la cui ricezione era ancora difficile in molte zone del Cadore. Se qualche programma molto atteso, in particolare qualche avvenimento sportivo, andava in onda sul secondo canale, era necessario recarsi in un locale pubblico di quei fortunati paesi dove il secondo canale era già arrivato. Sembrano storie di un’altra era, ora viviamo in un mondo dove tutti sono collegati con tutto. Sarà vero, ma il fenomeno in Cadore si ripete. Mamma Rai ha raggiunto ormai quasi tutti i fedeli abbonati con le sue tre reti, Mediaset è sulla buona strada, ma altre emittenti nazionali, come Tmc, o locali sono ancora invisibili per molti, e lo stesso si può dire per le tv a pagamento, che, a detta unanime degli esperti del settore, sono le tv del futuro. filet.gif - 0,05 K Se qualche partita di calcio finisce in una di queste reti-fantasma, l’emigrazione del teleutente riprende come trent’anni fa; molti nuovi programmi di eccellente informazione regionale non sono alla portata di video perché trasmessi da emittenti venete di pianura, che non si sono ancora spinte sui monti. Anche le emittenti locali bellunesi hanno ampie zone d’ombra. Qualcuno potrà pensare che i problemi veramente importanti sono altri, e che la televisione produce abbastanza scemenze anche con pochi canali a disposizione. Eppure non è giusto che ai cadorini non sia consentito scegliere tra la stessa varietà di programmi concessa al resto dei bellunesi o dei veneti. Enti pubblici come le comunità montane dovrebbero forse pensare, e qualcuno lo ha già fatto, che anche la televisione fa parte della qualità della vita, specialmente per chi non ha molti altri strumenti a disposizione per informarsi o divertirsi. Se poi i programmi saranno scadenti si potrà sempre ricorrere a un buon libro, ma è importante che anche i cadorini siano in grado di spegnere la tv, non costretti a non accenderla. filet.gif - 0,05 K






  TUTTA S. VITO HA CELEBRATO I 50 ANNI DEI "CAPRIOLI"
 Apoteosi del soccorso alpino
  di Bortolo De Vido

filet.gif - 0,05 K Un paese intero che si stringe attorno al suo sodalizio più longevo e prestigioso: S. Vito ha vissuto con grande partecipazione di folla i riti finali della celebrazione dei cinquant’anni della Polisportiva Caprioli, mostrando da quanto affetto essa sia circondata. E’ stato l’ “anno dei Caprioli”, con una lunga serie di iniziative, tutte felicemente coronate, a cominciare dalla pubblicazione del libro sulla storia dell’associazione per giungere all’apertura di una nuova “via”, ancora non ufficializzata, fino alle due giornate conclusive, presente fra gli altri, il comitato nazionale del CAI e il suo presidente Roberto De Martin, che hanno concluso a San Vito, con i “Caprioli”, maglione rosso e simbolo del sodalizio mantenuto inalterato, la folta rappresentanza del volontariato locale, le preghiere alle vittime della montagna e per i “Caprioli” scomparsi (toccante il riferimento a Giulio Menegus, primo presidente deceduto nel luglio scorso), la presenza di mons. Riccardo Poletto, il sacerdote che nel 1967 sulla vetta dell’Antelao sposò la guida Marcello Bonafede a Franca Zanvettor. E ancora la dimostrazione di una squadra di soccorso alpino di un salvataggio dalla cima del campanile, la sfilata con il corpo musicale della Valboite, la deposizione della corona davanti al cippo della prima guardia alpina sanvitese, Luigi Cesaletti, la consegna delle targhe agli sportivi di ieri e a quelli di oggi. filet.gif - 0,05 K Significativa la presenza di Tita Pordon “Pito”, giunto apposta dalla California, di Vittorio Palatini, di Marcello Bonafede e di Natalino Menegus, tutti “grandi” nell’attività sportiva e rocciatori di fama. Dal sindaco e dal presidente nazionale del CAI è giunto un invito pressante a tener viva la fiaccola dell’entusiasmo e a mantenere fermo il riferimento ai valori propri della gente di montagna: i “Caprioli” di San Vito sono diventati ormai un emblema, un simbolo incancellabile per la storia delle vallate alpine. Il socio fondatore Nicolò De Sandre ha colto nel filo della continuità tra passato e presente il messaggio più denso che si ricava dalla, ricorrenza e dalla sua celebrazione. Parole di ringraziamento e di impegno per il futuro sono state infine pronunciate da Massimo Madela, attuale presidente della Polisportiva “Caprioli”, lieto che gli obiettivi delle iniziative fossero stati tutti raggiunti grazie anche alla collaborazione di enti pubblici, di associazioni private e del sempre vitale volontariato. filet.gif - 0,05 K






  Quei giochi del 2006...
   di Giuseppe Da Sacco

filet.gif - 0,05 K Attrazione fatale! Avrebbe potuto il Veneto, con il suo invidiabile pedigree sorto e consolidato sui Monti Pallidi attraverso una miriade di meeting a respiro internazionale, rimanere sensibile al cospetto di una sirenetta, adulata in ogni dove, chiamata Olimpiade? L’ha adocchiata, la sirenetta. Ma è scoppiato il colpo di fulmine solo dopo che altri avevano iniziato a corteggiarla insistentemente da un pezzo, scoprendone le grazie, quelle che potrebbero portare acqua copiosa a dei “mulini” turistici, sovente negli ultimi periodi...sottoalimentati. Si dirà: meglio tardi che mai. Opinione ...opinabile, con tante scuse per il giro onomatopeico. Tre miliardi, in prima trance, per mettere in moto la macchina organizzativa, e la Regione Veneto ha lanciato la propria candidatura alla rassegna olimpica invernale del 2006. Il programma dei Giochi sta inebriando l’intero comprensorio dolomitico: nella nostra provincia le località maggiormente indiziate per ospitare l’happening sarebbero ben undici, e tra queste Cortina (bob), Sappada (fondo), Alleghe (hockey su ghiaccio), Falcade (sci). Sempre che il CIO, il Comitato internazionale cui spetta la decisione sovrana, getti un occhio di riguardo al binomio Dolomiti - montagna veneta filet.gif - 0,05 K (cosa piuttosto inverosimile, stante che siamo terribilmente in ritardo sulla tabella di marcia: i dossier di presentazione sono ancora in alto mare, mentre le piste sono tutte da “riverniciare”), l’attrazione fatale appare come uno sgarbo, un’azione di disturbo tra vicini di casa. Lo sport, d’accordo, è sinonimo di competizione, ma è anche veicolo di unione. Per i Giochi del 2006 Tarvisio s’era da tempo aggrappato alla cordata Slovenia - Carinzia. Adesso si trova a dover fare i conti con un altro concorrente inatteso. Il Veneto, appunto. Quel Veneto che da qualche tempo aveva porto la mano al Friuli per instaurare, proprio qui in montagna, un rapporto di sinergie (industriale, turistico, economico) a 360 gradi. Che tutto - il tutto di buono sinora costruito a livello interregionale - si frantumi, non lo crediamo proprio. Ma...                                         filet.gif - 0,05 K






  Sale sui monti la ricerca scientifica
   di Francesca Larese Filon

filet.gif - 0,05 K Istituto nazionale per la ricerca scientifica in montagna. Questa la prospettiva annunciata dalla Regione Veneto nel corso del convegno “Montagna è salute” del mese scorso a Cortina. Annuncio di grande rilievo che ha concluso la tre giorni di lavori organizzati sui temi della sanità, dell’ambiente e dell’economia di montagna con relatori esperti nazionali di montagna, medici del CAI, coordinatori del soccorso alpino, ecologi ed economisti. Convegno interessante anche se ha coinvolto solo marginalmente la gente del posto: spiccava l’assenza fra i relatori di quanti si stanno occupando seriamente di salute e ambiente in montagna. Si doveva parlare di patologie respiratorie in montagna, ma non sono stati invitati i medici che da anni portano avanti l’importante esperienza scientifica di Misurina per la cura dell’asma, mentre la relatrice ufficiale non si è nemmeno presentata. Altro “buco” la relazione sull’ecologia dell’ambiente montano, annullata per l’assenza del relatore, mentre fra il pubblico assisteva il presidente del Parco d’Ampezzo, sicuramente competente per parlare delle “nostre” montagne. Sempre sulla breccia, invece, il dott.Costola, dirigente del Suem, che ha portato cifre e descritto le importanti esperienze del suo centro che da quasi un decennio si occupa di soccorso nell’area bellunese. Simpatica la relazione del prof. Tito Berti che ha rifatto la storia la storia delle nostre sedi termali, un tempo punto di richiamo di un turismo ad alto livello, oggi abbandonate. filet.gif - 0,05 K Cima Gogna , Lagole, Valgrande e Cortina: sono tante le possibilità di poter valorizzare queste acque termali, ma dopo il periodo di auge della fine dell’ 800 e i primi del 900 tutto è decaduto. Anche questo può essere uno stimolo per programmare uno sviluppo futuro della montagna: un turismo che dia ambiente ma anche possibilità di cure ad una fascia di popolazione destinata a diventare sempre maggiore: gli anziani. Ed una spinta in tal senso potrebbe permettere di allungare il periodo turistico. Gli spunti sono stati tanti per un convegno che ha voluto dare uno sguardo d’insieme alle problematiche della montagna: il finale è stato però il più significativo con l’annuncio della costituzione di questo Istituto di ricerca scientifica in montagna, previsto dalla legge Bersani, di cui a breve sarà disposto il decreto attuativo. Non si può che plaudere a questa prospettiva che potrebbe finalmente dare alla montagna un ruolo non periferico. Una prospettiva per tutti i montanari con l’auspicio che vi sia in prima battuta la sensibilità e la capacità dei residenti di giocare un ruolo attivo per la valorizzazione della propria area.                      filet.gif - 0,05 K



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