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 Anno XLV - N.11 - Novembre 1997



 La cultura ha casa qui basta farlo sapere...
  di Francesca Larese Filon

filet.gif - 0,05 K Bilancio positivo quello della cultura nel periodo estivo nel Centro Cadore, grazie alle numerose iniziative proposte nel corso dell’estate e ad un miglioramento del servizio offerto ai turisti. La Magnifica Comunità di Cadore ha risistemato il museo archeologico preromano e romano, dando adeguato risalto espositivo ai numerosissimi reperti raccolti a Lagole e alla storia stessa delle genti cadorine. La casa natale di Tiziano è rimasta aperta al pubblico grazie alla presenza di obiettori di coscienza utilizzati per servizi utili alla comunità (ed è visitabile anche in “bassa stagione”, così come il museo archeologico, grazie appunto a questi due obiettori che stanno svolgendo un lavoro meritorio anche con il riordino dei preziosi archivi e con la catalogazione di tutto il materiale contenuto nel palazzo della Magnifica Comunità). E il museo dell’occhiale, forse il più completo esistente al mondo, ha richiamato turisti in grandissimo numero accorso ad ammirare le collezioni sempre più complete e anche la mostra del pittore di Zoppè Masi Simonetti allestita proprio dentro le sale del museo. Insomma un buon successo legato al forte impegno che hanno dato tutti gli operatori per far sì che le molte bellezze culturali del Cadore fossero presentate nel migliore dei modi. Ma l’idea che ha contribuito a rendere più agevole la visita ai diversi contenitori di cultura (ed anche a promuovere un maggior afflusso di visitatori) è stata quella di dare la possibilità di acquistare un biglietto unico cumulativo a chi voleva accedere al museo dell’occhiale, al museo archeologico romano e preromano e alla casa di Tiziano. Un biglietto unico a un prezzo estremamente accessibile (anche in considerazione che era accompagnato da un elegante opuscolo illustrativo di Pieve e dei suoi tesori d’arte) che ha avuto il pregio di invogliare il visitatore a sostare in tutte e tre le mostre (anche la casa di Tiziano contiene bellissime riproduzioni di studi del sommo pittore cadorino) e di poter più agevolmente entrare alle esposizioni. filet.gif - 0,05 K E per l’estate prossima si attende la sistemazione di un altra ala del Museo dell’Occhiale, dove uno potrà seguire “dal vivo” la storia dell’occhialeria in Cadore : un altro mattone portato alla costruzione nelle vallate cadorine di quelle famose “cellule museali “ di cui più volte si è parlato, ma che sembrava dovessero rimanere sempre sulla carta. Il nuovo e più completo museo dell’occhiale permetterà di dare uno spazio culturale al comparto economico che ha fatto del Cadore una delle zone con la più bassa disoccupazione d’Europa e contribuirà a percorrere il cammino di questa “scommessa” che ha portato il benessere in una terra che era di immigrazione. Resteranno poi ancora da valorizzare gli innumerevoli edifici di valore storico e artistico che, purtroppo, sono troppo spesso dimenticati. Per quello che riguarda il Centro Cadore, i quaderni proposti dalla Comunità Montana possono essere un valido strumento per cominciare a far diffondere le conoscenze su questo territorio: è prevista la ristampa del quaderno di Lorenzago, ormai esaurito, e l’ulteriore diffusione di quello di Vigo (vedi “Il Cadore” 10/97), di Lozzo e di Auronzo, i due ultimi in fase di preparazione. Si conta anche che prima dell’estate prossima si riesca a dotare di adeguata segnaletica la zona, affinché possano essere più facilmente individuati i siti di maggiore interesse. Forse qualcosa si sta muovendo bene sulla strada della valorizzazione della cultura cadorina? Sembra proprio di si. filet.gif - 0,05 K






  QUELLA PISTA RISERVATA ALLE COLATE DI ACQUA E GHIAIA
 Antelao, montagna nemica?
  di Bortolo De Vido

filet.gif - 0,05 K C’è una foto straordinaria del 1868 che illustra, con grande efficacia documentaristica, la frana di Cancia: è una colata bianca che attraversa tutta la zona dove oggi sorge il villaggio turistico della Semi, circonda una decina di case e ne seppellisce altrettante e va a chiudere il suo percorso di morte sul letto del Boite. Fu un evento particolarmente drammatico, che le cronache ricordano con significativa evidenza: le vittime furono dodici, i danni alle case incalcolabili. L’Antelao aveva colpito ancora una volta. E non era l’ultima. Tristemente famose, e vivissime nel ricordo, quelle più vicine nel tempo: nel 1987, nel 1994 e quella di due anni dopo. La dinamica è sempre stata identica, i percorsi pressoché analoghi, da Forcella Salvella e dal Bus del Diau, acqua e ghiaia che si fondono in una miscela inarrestabile, un pendio senza anse, ogni ostacolo travolto. Una situazione di costante pericolo che ad ogni temporale diffonde paura e panico tra la gente. Recentemente, lungo il famigerato alveo delle colate, a monte del villaggio turistico, sono stati collocati dei sensori col compito di segnalare acusticamente ogni anomalia del flusso delle “roe”. filet.gif - 0,05 K Semafori sono stati collocati sulla strada di accesso al centro vacanze in modo che sia scongiurato almeno il pericolo di danno alle persone. Ma l’Antelao è sempre là, bonario e “padre”, nemico e aggressore. Quando si scatena l’uomo può solo fuggire. Mario Ferruccio Belli, nella pregevole Guida di Borca e Vodo, ne ha analizzato tutte le collere, riassumendo ciò che significa l’Antelao per i paesi che si distendono alle pendici del più alto monte delle Dolomiti Orientali. “L’Antelao è qualcosa di unico - ha scritto Belli - dal mondo dei proverbi degli appassionati di caccia, dalla produzione del legname alla fornitura di acqua potabile. Ma c’è ,l’aspetto meno piacevole ed è quello delle frane . A subirne quelle più drammatiche sono stati e sono i paesi dell’Oltrechiusa e Cancia in particolare”. Ma molti pensano che, con gli interventi di bonifica e di regimazione realizzati lungo gran parte dei torrenti che scendono dalla montagna, i dispiaceri che “padre Antelao” è in grado di dare siano finalmente solo fastidi e preoccupazioni . Non più danni e pianti. E’ una speranza legittima. filet.gif - 0,05 K






  Olimpia e Cortina
   di Emanuele De Polo

filet.gif - 0,05 K Novembre tempo di elezioni anche su da noi. Ma qui non intendiamo parlare del rinnovo delle amministrazioni locali in scadenza o costrette a scadere anticipatamente . Torniamo sul discorso olimpiadi invernali del 2006 contese, fra altre candidature, tra vicini di casa: il Veneto da una parte con l’appoggio più o meno palese delle provincie autonome di Trento e di Bolzano, il Friuli-Venezia Giulia dall’altra che da anni porta avanti la candidatura trinazionale con Stiria e Slovenia. In mezzo si è messa Cortina che il 16 di questo mese chiederà ai propri cittadini di rispondere se vogliono o meno le Olimpiadi in casa. Si sa già che la risposta sarà negativa perché tra i residenti nella perla delle Dolomiti c’è quella vasta “colonia” di Vip che non gradisce proprio la confusione e che quindi preferisce filet.gif - 0,05 K che le Olimpiadi stiano un pò più lontane, magari a Tarvisio, Villaco e Kranjska Gora, e se proprio è necessario, ben venga il bob e lo slittino ...Tanto a Cortina tutti vanno egualmente. Appare evidente che una rinuncia al Veneto (alleato a quel Sud Tirolo al quale Cortina strizza l’occhio più che altro per tenere sulla corda Venezia) vorrebbe dire che “bruciare” entrambe le candidature trivenete a favore dei terzi che ringrazieranno sentitamente. Ma proprio l’esempio di Venezia, città unica al mondo ormai preda del turismo “mordi e fuggi” dovrebbe far meditare un pò i referendari. I “dintorni “ di Cortina si sono ormai organizzati per “offrire Cortina” e i suoi impianti a prezzi concorrenziali a chi Vip non è. E fanno bene.                         filet.gif - 0,05 K






   Se vedete una nave di nome (Val) Cadore solcare il Mediterraneo
   ricordatevi di noi quassù

   di Bortolo De Vido

filet.gif - 0,05 K E’ una bella motonave di 115,31 metri di lunghezza per 16,18 di larghezza, destinata al trasporto del gas lungo i porti dell’Adriatico, e si chiama Cadore, anzi, Val Cadore. Emozionante vero? Varata a Pesaro lo scorso luglio con solenne cerimonia, l’unità gasiera porterà in giro per i mari il nome Cadore, e già questo è promozione della nostra terra e di quelle di prim’ordine.        filet.gif - 0,05 K Al cantiere navale che l’ha costruita, alla domanda sul perché del nome, hanno risposto che non c’entrano né le vacanze cadorine del Papa né le ferie dell’armatore. Solo il piacere di chiamare le motonavi gasiere con i nomi delle vallate alpine più note. Ora è toccato al Cadore. Tutto qui. Ma la scelta è ugualmente singolare e la segnaliamo ai lettori perché ne siano, come noi compiaciuti. filet.gif - 0,05 K



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