
| Si abbatte senza sosta sulla provincia di Belluno una mannaia dei tagli. Dalle località periferiche si è passati ai centri maggiori fino allo stesso capoluogo di Belluno, da dove numerosi servizi hanno imboccato l’autostrada verso la pianura. Così la lama della razionalizzazione è calata sulla sanità, sull’Enel, sulle Forze Armate, sulla Telecom, sui servizi finanziari pubblici (catasto e imposte dirette), sull’edificio del lavoro, sulla giustizia, sugli uffici postali. Ed è guerra già annunciata da tempo non tanto per nuove istituzioni, ma per mantenere con unghie e denti l’esistente. Con l’alibi di un migliorato sistema di comunicazioni (sarebbe però da vedere come) si attua con l’accentramento. Tutti hanno l’automobile, sostengono gli zelanti e alti funzionari, forniti dall’amministrazione di vetture con relativo autista. Quindi per qualche chilometro in più non cade il mondo. Dimenticano però che i giovani e anziani le quttro ruote non ce l’hanno o non le possono guidare. Dimenticano che un piccolo centro "vive" intorno a una scuola o a un edificio postale. Andare "alle poste" per ritirare la propria pensione una volta al mese per molti anziani significa, oltre alle occasioni domenicali e festive, uscire dalle pareti domestiche e ritrovare il paese. Tanta sollecitudine a tagliare, al contrario, non si è riscontrata nell’adeguare gli interessi attivi nei depositi dei vecchietti. E ancora una volta a rimetterci maggiormente sono le zone più periferiche e disagiate, nel caso di montagna, con sopressioni a tutti i livelli. Soppressioni che il Provveditorato agli Studi di Belluno scrive, non tanto sorprendentemente, con una sola "p". Ed è proprio il settore degli studi ad essere il più schizzofrenico. Basti pensare che da anni si va sbandierando l’autonomia scolastica la quale da noi sarà applicata a scuole statali che non esisteranno più che il tutto, inoltre, avviene senza tener conto di una possibile, prossima e radicale riforma dell’obbligo scolastico in cui Medie ed Elementari saranno un tutt’uno. Di questo passo non si unificherà un bel nulla. Per questo settore il decreto interministeriale che pone deroghe alla montagna non vale improvvisamente più. Che dire poi del fatto che molti Provveditori agli sudi, il nostro compreso (magari con il silenzio sindacale) non hanno decretato come scuole di montagna quante si trovano al di sopra dei 600 metri, omettendo di applicare la legge? Di come si considerino le piccole realtà quali quelle di montagna, basta riandare alle dichiarazioni rilasciate dal Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Bellinguer, in occasione di un convegno oprganizzato a Venezia da Telecom sulle nuove tecnologie di comunicazioni nella scuola. | Ebbene, il massimo esponente governativo dell’istruzione ha in sintesi affermato che le scuole povere di bambini saranno povere anche di tecnologia. Anzi prive. Il riferimento è all’intenzione di dotare tutte le scuole entro il Duemila di computers con lo slogan "un computer in ogni aula"(a parte il fatto che un elaboratore per aula è del tutto inutile). E mica va a vedere con un monitoraggio (non lo si è fatto nemmeno con l’introduzione sperimentale) dove esistono insegnanti, formatisi non certamente per merito della dormiente istituzione scolastica, che sappiano usare questo nuovo stumento. Già e per il personale? A sentire il Palazzo di Trastevere bastano un paio di smanettoni, come se l’applicazione del computer alla didattica fosse la cosa più semplice di questa terra. E come al solito in alto loco si pensa che basti un’armata Brancaleone o il fai da te per risolvere nel modo più economico possibile l’aggiornamento della scuola. Ciò che più meraviglia è che un tale discorso di esclusione delle piccole scuole provenga da un uomo della sinistra. Dove sono allora tutti i gran discorsi di pari opportunità di eliminare il divario delle zone svantaggiate, della tanto strombazzata formazione a distanza? La sensazione è che le teste d’uovo del ministero non sappiano proprio cosa significhi l’introduzione dell’informatica nella scuola. Vale allora la pena ricordare che proprio attraverso la telematica le scuole potranno entrare in contatto con il mondo intero, avvicinarsi ai centri del sapere, avere la possibilità di accedere a tutte quelle opportunità di aggiornamento che altrimenti le disagevoli distanze stradali non permetterebbero a chi vive nei piccoli centri. Per capire come si ragiona a livello scolastico, fedele specchio della realtà attuale e delle prospettive per il futuro è sufficiente portare un esempio eclatante relativo alla nostra provincia. Belluno ha un centro di documentazione per l’handicap dove l’informatica è probabilmente una delle tante comete che sfiorano il sistema. Recentemente se n’è creato un altro con relativi finanziamenti. Nelle zone di montagna, lontane dal capoluogo, si dirà.Nossignori, lo si è creato a Feltre, a solo 30 chilometri da Belluno. Altro che decentramento. |
| Eusebio Zandanel e Silvano D’Andrea, alla grande. Gli elettori di Cibiana e quelli di Vigo hanno confermato, con larga maggioranza di consensi, sindaci uscenti e ripresentatisi al giudizio dei loro cittadini. Una conferma per la continuità del lavoro amministativo, con l’impegno di portare a termine le opere già avviate o di impostare altre iniziative di carattere pubblico, a vantaggio della collettività. A Cibiana Eusebio Zandanel, ormai sulla breccia da 21 anni, e votato dai suoi concittadini indipendentemente dal colore politico, ha acettato il nuovo mandato con il desiderio di poter dare il via ai lavori del nuovo ponte che darà a Cibiana la possibilità di essere più vicina al resto del Cadore. A Vigo Silvano D’Andrea ha portato delle idee nuove che, evidentemente, la gente ha apprezzato molto.Uomo d'azione e di sport (forse non tutti sanno che è anche dirigente federale di bob) | ha avuto l’accortezza di dare ampia trasparenza a tutte le sue attività. Vigo si aspetta molto da lui. Si è votato anche a Selva dove si erano presentati, come candidati sindaci, due nomi nuovi: ha prevalso nettamente la lista di Agostino Magi, un "oriundo" che si è fatto apprezzare per lunghi anni nella veste di direttore dell’ufficio postale. Favorito anche dal fatto che il sindaco uscente non si è ripresentato per la prima poltrona del comune. Il Cadore esprime a tutti gli amministratori, a quelli "vecchi" e a quelli "nuovi", gli auguri di buon lavoro, sicuro che essi sapranno operare nell’interesse dei cittadini e sulla linea di una pregevole tradizione di servizio. |
| Evitare che il centro Cadore diventi sempre più un colosso con i piedi d’argilla, rafforzando invece le fondamenta dello sviluppo economico, con l’ottimizzazione delle risorse pubbliche e private esistenti per riqualificarlo e rideterminarlo. Potrebbe riassumersi in questi termini lo scopo del piano di concentrazione del Centro Cadore, partito su iniziativa della Comunità Montana, e che ha coinvolto gli otto comuni che la compongono e Valle, considerato omogeneo, la Regione Veneto, in particolare nella persona dell’assessore Floriano Pra e del suo staff, allargandosi agli enti, attività produttive e parti sociali presenti sul territorio. Questo patto è tanto più interessante in quanto non riguarda una zona depressa - commenta il presidente della Comunità Montana Centro Cadore Flaminio Da Deppo - ma viene fatto in un momento di massima espansione occupazionale ed economica. Eppure, sembra paradossale, siamo anche nel momento di massima debolezza.L’area è fortemente industrializzata, ma con piccole e piccolissime imprese artigianali, che vivono della mono cultura dell’occhiale, spesso in regime di subfornitura, senza una propria rete distributiva e con difficoltà di crearsi una immagine propria. Poi c’è il problema turismo: accanto alla bellezza dei luoghi, troviamo però che l’area è molto debole, ed il turismo va di pari passo con l’evoluzione dell’economia agrosilvo-pastorale, oggi praticamente scomparsa, con le gravi conseguenze in termini di degrado del territorio. Altri elementi di debolezza sono poi la scolarità che tende a scendere, l’invecchiamento della popolazione, la situazione della mobilità caotica e che non tiene conto delle esigenze di mobilità interna. Quali sono le soluzioni che il piano intende individuare? Anzitutto rafforzare le attività industriali esistenti, un rafforzamento qualitativo e che porti anche alla diversificazione, grazie alla creazione di nuove "nicchie", cioè nuove possibilità d’impresa. | A questo si può arrivare con il rafforzamento del tessuto socioeconomico ed il riorientamento dei fattori produttivi, per farlo bisogna favorire e potenziare la formazione dei lavoratori e l’assistenza alle imprese, unitamente ad azioni che facilitino il reperimento di capitali per nuovi impianti ed attrezzature. Industria più solida, dunque, ma anche turismo e agricoltura? l’elemento turistico è un’attività da riprendere, riorganizzare e sviluppare, intervenendo sulle infrasrutture pubbliche e sulle strutture private, con i servizi complementari alla capacità ricettiva. L’agricoltura viene invece vista come elemento di manutenzione e gestione del territorio, indispensabile supporto all’attività turistica. Il futuro del Cadore passa dunque per l’industria, quella dell’occhiale come trainante, ma non unica, ed il recupero del turismo, una prospettiva che i protagonisti del piano intendono analizzare compiutamente e portare avanti con la massima celerità. Dopo un incontro pubblico di lavoro tra tutti i promotori, ed un forum degli interessi - conclude Da Deppo - contiamo di arrivare presto alla firma del protocollo di intenti, magari prima dell’estate. Il progetto è ambizioso, per questo abbiamo cooinvolto anche la regione e il Cnel, si integrerà con i piani dell’Unione Europea, e punterà soprattutto all’attivazione di tutte le risorse disponibili, pubbliche e private, per uno sviluppo basato sulla qualità. Intendiamo volare in alto, probabilmente non ci saranno risultati immediati, ma contiamo di raccogliere i primi frutti già nel medio periodo. |
![]() | ![]() | ![]() |