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 Anno XLV - N.7 - Luglio 1997



   FINALMENTE UN'OPERA STRADALE PROGETTATA CON CRITERI MODERNI
 Nuovo ponte di Cibiana e viabilità
  di Gianluca Zandanel

filet.gif - 0,05 K Finalmente novità positive sul tormentato fronte delle viabilità. La più importante riguarda il ponte di Cibiana, ma sarebbe meglio dire “di Venas” , visto che l’opera ricade interamente nel territorio del comune di Valle, anche se indubbiamente è il paese dei murales ad essere il più interessato alla soluzione di una vicenda che si trascina veramente da troppi anni. Un’altra telenovela viabilistica ambientata nel territorio cadorino, per la quale la probabilità di una fine vicina e lieta è però elevata. Il colpo di scena è arrivato proprio nel momento in cui invece era prevedibile un nuovo stallo. Il ponte del vecchio progetto, un viadotto su sette pile sprofondato nella valle del Boite, e che ben poco sarebbe servito per il miglioramento della viabilità attuale, è stato infatti spazzato via dalle analisi geologiche compiute dalla Asfalti Sintex Spa, la ditta appaltatrice dell’opera. Constatata l’impossibilità di realizzarla, non si è arrivati all’ ennesimo abbandono, ma ad una proficua collaborazione tra Anas e Asfalti Sintex, che alla fine ha partorito una nuova ipotesi di tracciato, con il relativo progetto di massima.Il nuovo ponte per raggiungere Cibiana si farà, e porterà a un significativo miglioramento del tratto di Statale 347 che dall’Alemagna porta a Cibiana. Il manufatto sarà realizzato sullo stile del ponte Cadore, che supera il Piave tra Caralte e Tai, con due sole pile sulle quali poggerà una struttura in acciaio. Tutto il tratto di Statale 347 dall’incrocio con l’Alemagna fino a poca distanza da Cibiana potrà essere cancellato, in quanto il nuovo e ardito ponte, lungo 340 e alto 140 metri sul livello del Boite, partirà direttamente dall’Alemagna, alla quale sarà collegato con un nuovo svincolo a raso, senza più tortuose discese e risalite nella valle.Il tutto a costi invariati, 10 miliardi. Se la burocrazia non ci metterà lo zampino, imponendo per esempio un nuovo appalto dato che il nuovo progetto è differente dall’originario in pochi mesi dovrebbe essere redatto il progetto esecutivo, i lavori potrebbero avere inizio la prossima primavera e concludersi nel Duemila, con la consegna di un’opera più bella e funzionale di quanto i cibianesi avessero mai sperato.                 filet.gif - 0,05 K Ma le buone nuove non finiscono qui. Mentre sulla circonvallazione di Valle grava una fitta nebbia, e tra problemi di tracciato e di finanziamento, è difficile intravedere uno sbocco positivo, quella di Tai, per la quale si prevede una spesa di 40 miliardi, ha compiuto un nuovo passo in avanti grazie anche al fatto di avere ormai un progetto definitivo, ponendosi, unica opera cadorina, ai primi posti nel piano triennale Anas e nelle priorità regionali. L’opera non sembra più procedere di pari passo con la consorella di Valle, e questo potrebbe anche essere un bene, in quanto nell’eventualità purtroppo non molto improbabile, di un naufragio della circonvallazione di Valle, quella di Tai riuscirebbe comunque a salvarsi. E, forse, potrebbe salvarsi anche la ferrovia. l’amministratore delegato delle Fs ha infatti firmato l’assegnazione del finanziamento di 54 miliardi per la realizzazione della variante al tracciato Perarolo - Calalzo, comprendente la nuova galleria di monte Zucco, opera indispensabile per evitare la frana “Busa del Cristo” e mettere quindi al sicuro la linea. Si tratta solo di un primo passo, ma significativo, se si pensa che solo fino a pochi mesi fa sembrava veramente che la ripresa e la fine dei lavori fossero definitivamente fuori discussione. Poi si potrà parlare del rilancio, auspicato anche nel piano provinciale per la mobilità. Chiudendo definitivamente il capitolo dello sbocco a Nord via auto o superstrada, la Provincia ha infatti riproposto l’alternativa forte del trasporto su ferro, soprattutto per migliorare i collegamenti con il resto del Veneto, ma senza dimenticare un futuro, anche se lontano, proseguimento per Dobbiaco. Un’impostazione di tipo nuovo, rispetto alla consueta e deleteria politica di privilegiare solo il trasporto su gomma, ma che può avere una solida base di partenza soltanto dalla messa in sicurezza e dal mantenimento dell’attuale rete ferroviaria provinciale. Cadore compreso. filet.gif - 0,05 K






   ANDAR PER FUNGHI NEI BOSCHI
  Benvenuti nel vietato!
   di Gianfranco Giuseppini

filet.gif - 0,05 K Nell’Italia del vietato, severamente vietato, assolutamente vietato, ci si mette pure la Regione a legiferare in modo che può sembrare inconsulto. Il riferimento in questo caso è a quel travagliato regolamento sulla raccolta dei funghi che ad ogni inizio di stagione solleva un gran polverone soprattutto fra gli abitanti della montagna e della pedemontana. Facciamo un passo indietro di alcuni decenni. Andar per funghi era un passatempo. Poi con l’avvento del turismo di massa si è passati alla fungo-mania, tanto che in pianura si sono costituite associazioni micologiche e simili. Un nuovo modo di fare sport, perché ormai quasi tutto sembra diventi sport. Ecco allora che di fronte all’invasione dei boschi alcuni comuni, nel segno della civiltà, decidono di regolamentare la raccolta. A questo punto entra in campo la Regione che giustamente per armonizzare i vari regolamenti, licenzia un proprio dispositivo, lasciando salve alcune prerogative per i residenti dei territori interessati. Fin qui sulla traccia di un rispettoso omaggio di dignità nei confronti delle comunità locali. Nella conta dei poteri manca lo Stato. Ecco qua allora presente. La normativa di Roma per sua natura stessa diventa potente e generalizzata ma con l’inconveniente di essere un “tritatutto”. Per farla breve all’ululato della Lupa, fa eco il ruggito del Leone che con rapida “zampata” rivede il tutto disponendo che tutti i ricercatori di funghi, dai pargoli ai vecchietti, proprietari dei terreni compresi, per cogliere i “miceti” debbano avere tanto di patente, pagato un balzello e frequentato un corso formativo ad hoc. filet.gif - 0,05 K Così in prima battuta alla novità c’è chi prende la notizia come scherzo, al limite come una goliardica provocazione. Invece no. E’ tutto vero. Purtroppo. Allora viene spontaneo chiedersi se e come siano stati sentiti gli enti locali e le comunità montane, in che conto siano stati considerati i tributi che già vengono versati per i diritti dominicali o di proprietà (prediali), come a questo punto non sia regolamentata, al fine di salvaguardare i cittadini da malaugurati avvelenamenti, anche la raccolta delle erbe spontanee (dente di leone, tarassaco ecc.) che possono a volte essere scambiate con veratri, aconiti napelli e così di seguito. E’ sperabile che il buon senso abbia il sopravvento (intanto alcuni comitati hanno già puntato i piedi), altrimenti un già palpabile senso di malessere nei confronti delle istituzioni potrebbe ulteriormente aggravarsi. Il che non gioverebbe a tenere insieme un mosaico che rischia seriamente di andare a pezzi, alimentando il sorgere di seri dubbi su una reale volontà di decentramento e di rispetto di usi secolari, delle prerogative dei cittadini responsabili del territorio su cui vivono, in questo caso della montagna.             filet.gif - 0,05 K






   LA MOSTRA DI MASI SIMONETTI IN QUATTRO SEDI COLLEGATE
   E IL MUSEO ARCHEOLOGICO

  L'estate culturale cadorina con due grandi appuntamenti

filet.gif - 0,05 K Una stagione culturale di grande spessore, quella predisposta per il 1997 dalla Magnifica Comunità di Cadore. Preceduta dal breve ritorno nella casa comune a Pieve, per una settimana, del testo originario degli Statuti della Magnifica Comunità di Cadore del XV secolo (redatti nel 1451 da un’apposita commissione che aveva riordinato organicamente quelli del 1337, anno di nascita della Comunità) ecco l’inaugurazione il 12 di questo mese della mostra antologica di Masi Simonetti, il cadorino di Zoppè maestro della pittura italiana, in contemporanea con l’ apertura della riordinata sezione di archeologia del Museo sito al secondo piano della Magnifica Comunità di Pieve. La mostra di Masi Simonetti sarà collocata in quattro sedi diverse: nel palazzo della Magnifica Comunità a Pieve, nel museo dell’occhiale e Tai, nel comune di Pieve, e nella sala delle Esposizioni del Comune di Domegge. filet.gif - 0,05 K Sarà inaugurata sabato 12 luglio alle 17 al Museo dell’occhiale (altra rassegna, quest’ultima, tra le più complete al mondo) a Tai mentre alle 18 nel palazzo della Magnifica a Pieve ci sarà la cerimonia ufficiale di apertura del museo archeologico della Magnifica che ha ora una documentazione più completa delle testimonianze di un illustre passato preromano e romano del Cadore. Alla straordinaria documentazione proveniente dagli scavi di Lagole - un antico luogo di culto frequentato nell’arco di quasi un millennio, prima di Cristo, da Veneti, Celti e Romani - si aggiungono i reperti provenienti da Valle (un vicus probabilmente dipendente dal municipium di Iulius Carnicum, l’attuale Zuglio) e da Domegge con oggetti della civiltà venetica dell’età del ferro. Due rassegne da non farsi sfuggire.                      filet.gif - 0,05 K



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