
| Spesso nelle sale d’attesa dei liberi professionisti per ingannare il tempo capita di scorrere pagine di giornali e riviste che solitamente sono più o meno vecchiotti secondo il rango dello studio. E così mi è capitato di avere fra le mani l’inserto di “Repubblica” del venerdì, il “Venerdì” per l’appunto, risalente al settembre del 1996. Ma non è tanto la vetusta datazione della rivista settimanale che mi ha colpito, quanto una serie di grosse cantonate rilevabili in una didascalia a corredo di foto comunque pregevoli. Forse della cosa si è già scritto. Ma torniamoci sopra. Questa “spiegazione” accanto ad una foto dice: “Da Belluno i carnici con amore”. E prosegue nel testo : “I Carinziani sono circa 2000 e vivono tra Sauris e Timau, in provincia di Udine. I Carnici, poche isole linguistiche, vivono in provincia di Belluno, sono tedescofoni e risalgono alla colonizzazione bavarese del XII. Oggi vivono prevalentemente a Sappada”. A parte il fatto tutto da dimostrare che i Saurani siano di provenienza carinziana, anzi mi pare essi si ritengano di origine bavarese, | è davvero un errore grossolano affermare che i Carnici vivono in provincia di Belluno, confondendoli con i Sappadini che bavaresi di origine sembrano proprio non esserlo. Il che denota il fatto di non essersi nemmeno presi la briga di osservare una carta geografica. Eppure nella stessa inchiesta appare una certa tematica d’Italia dove il riferimento bellunese alle isole di lingua tedesca sono individuabili con l’Alpago e l’Altopiano dei Sette Comuni. Che si sia preso allora un altro granchio, volendosi forse riferire ai Cimbri d’Alpago e Asiago? Mamma mia che confusione. Speriamo che il “Rapporto sulle minoranze linguistiche italiane” al quale fa riferimento l’inviata negli “uffici romani accanto al Viminale” abbia una mappatura e delle indicazioni geograficamente più precise. Altrimenti è meglio davvero disegnare una “evanescente razza padana” su cui l’autrice punta il dito accusatorio senza accorgersi, ahi lei, che il suo braccio è monco di mano viste le indicazioni fornite. |
| È sempre l’orso, o meglio la sua ricomparsa in Cadore a calamitare l’attenzione dei naturalisti e di quanti imbracciano, più che il fucile, la macchina fotografica nella speranza di immortalare la sua sagoma su pellicola. Fino ad oggi, però, tutti i tentativi sono stati vani. Continuano invece gli avvistamenti nella Valle dell’Ansiei e ultimamente anche a Casera Razzo dove sono state rilevate e fotografate da Adriano D’Andrea molte tracce dopo la prima nevicata autunnale. | In tema ambientalistico il safari fotografico è allargato alla probabile presenza o transito di cinghiali sulla linea comelicense di confine tra Italia e Austria. Si parla invece con sempre maggiore insistenza del ritorno di un altro animale che era scomparso dalle nostre vallate, la lince. D’altro canto le probabilità sono notevoli considerato che la comparsa dello sciacallo dorato nella conca di Ampezzo è sicura. |
| La Pretura di Pieve non si tocca. Non si può chiudere perché troppi sarebbero i disagi che ne deriverebbero ai cittadini. Inoltre sarebbero disattese le leggi per la montagna, a cominciare dalla 97/1994 meglio conosciuta come legge Barberis. Questo è il succo dell’ odg votato dal Consiglio comunale di Pieve e delle prese di posizione di altre amministrazioni comunali del Cadore, Cortina compresa, e della Comunità montana Centro Cadore per evitare che l’approvazione della legge sul giudice unico penalizzi ulteriormente i territori disagiati della cosiddetta periferia di montagna. Non a caso abbiamo citato la legge Barberis l’applicazione della quale permette al Cadore il mantenimento della sede giudiziaria che, in virtù delle nuove disposizioni di legge, diventerà anzi sede di Tribunale e quindi aumentandone l’importanza. | Del resto il diritto del Cadore ad avere la “sua” sede del tribunale è proprio sancita dalla legge Barberis che prevede dei criteri differenti da quelli nazionali per il mantenimento dei servizi essenziali nelle zone di montagna. E che prevede anche la consultazione degli enti locali prima di prendere qualsiasi decisione in proposito, consultazione che nessuno si è sognato di fare. Il buonsenso, una volta tanto, ha risolto in modo favorevole la situazione. La decisione di “tener in vita” la sede giudiziaria di Pieve evita alla litigiosità proverbiale dei Nostri di tradursi in maggiori spese di trasferimento. |
| A Peve di Cadore nasce la maggior parte dei bambini del Cadore e dell’Ampezzo, anche se una parte dei cadorini di domani vede la luce a San Candido, Bressanone o a Belluno. Dove cioè esistono dei presidi ospedalieri con un reparto di ostetricia. Ma proprio Pieve è un comune con la popolazione priva di giovani. Questa considerazione nasce spontanea rapportando il numero degli aventi diritto al voto (esattamente 3576 nelle elezioni amministrative dello scorso anno ) con quello dei residenti alla stessa data ( esattamente 4 mila e uno ). Il che vuol dire che i cittadini di Pieve con meno di 18 anni (cioè 0 a 18 anni ) sono 425 su oltre 4 mila, poco più di uno ogni dieci. Se si pensa che il piano di incremento della popolazione (e il conseguente piano regolatore di pochi lustri fa ) prevedevano per il comune capoluogo insediamenti per circa 12 mila abitanti, ci si può rendere conto quante volte la programmazione non sempre sia in grado di tenere conto della situazione reale di un territorio e il perché della crescita disordinata di abitazioni per una popolazione che non c’è. Una meditazione sui motivi per cui le giovani coppie non scelgono più Pieve come luogo di residenza potrebbe essere utile per capire come si dovrà procedere per il futuro. È pur vero che Pieve resta il comune con il maggior numero di abitanti, rispetto a tutti gli altri del Cadore, ma non si può dire si sia attrezzato a mantenere i giovani sul territorio: mancano gli affitti abbordabili, i luoghi di ritrovo, di aggregazione; gli spazi culturali (se si escludono il museo archeologico, e quello dell’occhiale e la casa di Tiziano ) sono praticamente inesistenti | Il cinema ha funzionato (soltanto a luci rosse o quasi ) fin quando era popolata la vicina caserma degli alpini di Tai. L’ex Kursaal, che pure ospitava un altro cinema molto frequentato e sale utilizzabili, oggi fa bella mostra di sé con il suo scheletro di ferro e acciaio aperto alle intemperie, ma non alla gente. Abbiamo letto sui giornali che nei propositi della nuova amministrazione comunale c’è il recupero della caserma Buffa di Perrero e delle ex scuole elementari di Pieve e di Sottocastello, la creazione di alloggi di edilizia residenziale popolare, centri direzionali e strutture comunali indispensabili (centro congressi, sale convegni e di lettura, un centro multimediale e una pinacoteca ). Per noi o per gli ospiti? Meglio per entrambi, se si vogliono vedere più bambini all’asilo, un maggior numero di ragazzi a scuola, e una vivace ma sana gioventù in luoghi di aggregazione diversi dai soliti bar e dalle paninoteche. (E anche chi ha passato gli Anta e i villeggianti di mezza età, ne siamo certi, troveranno il modo di frequentarli volentieri. Per sentirsi giovani). E forse, chissà, cambierà anche quella proporzione di uno a dieci circa di cui si è parlato... |
| Buon 1998 a tutti. Per poter ulteriormente crescere insieme . In amicizia, come abbiamo fatto in tutti questi anni e cercando di allargare la cerchia degli amici in modo che “Il Cadore” possa vivere meglio ed essere maggiormente dalla parte dei cadorini lontani e vicini. Nuovi amici vuol dire tanti nuovi lettori per permettere al nostro mensile di essere ancora più ricco di informazioni e di pagine per dibattere i nostri problemi e per permetterci di conoscersi meglio. Tre anni fa, quando ho accettato la direzione, “Il Cadore” usciva per lo più a 12 pagine: oggi - pur continuando ad essere redatto da volontari che si sentono appagati dal fatto di essere al servizio della comunità- grazie all’impegno di tutti ha una fogliazione superiore e punta a presentarsi stabilmente a 24 pagine, come | è stato possibile fare a dicembre e a gennaio grazie a un maggiore incremento degli inserzionisti che si sono resi conto come il mensile si sia ben radicato sul territorio, oltre che fra tutti i cadorini residenti nel resto d’Italia e all’estero. Ma perché le 24 pagine possano diventare una realtà, è necessario fare tutti insieme ( collaboratori, lettori, inserzionisti ) un altro passo avanti. Il direttore e i collaboratori impegnandosi di più per offrire un giornale sempre migliore, i lettori rinnovando per tempo l’abbonamento e non dimenticando che sono particolarmente graditi i sostenitori e benemeriti. Gli inserzionisti aumentando la loro presenza sulle nostre pagine. Ricordando bene che, nonostante tutto, il prezzo degli abbonamenti e delle inserzioni è rimasto inalterato da tre anni. Grazie. |
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