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 Anno XLV - N.12 - Dicembre 1997



 Purché non diventi l’Olimpiade dell’ingorgo
  di Gianluca Zandanel

filet.gif - 0,05 K La probabile candidatura di Cortina ai giochi olimpici invernali del 2006 ripropone in maniera evidente il problema della viabilità in Cadore. Pensare alle infrastrutture necessarie per ospitare un evento internazionale di simile portata non significa ovviamente occuparsi solo di impianti sportivi e strutture alberghiere, ma anche di tutti i collegamenti necessari ed adeguati alle esigenze della macchina organizzativa del pubblico, come del resto è successo prima dell’Olimpiade del 1956. Sono le famose “ricadute” in termine di opere pubbliche, auspicate e temute dai favorevoli e contrari a questo come ad altri eventi, vedi Giubileo e Olimpiadi a Roma. I pellegrini dello sport da qualche parte dovranno pur passare, e se dovranno farlo sull’attuale viabilità, che va in crisi al più piccolo “ponte” semifestivo, Cortina 2006 potrebbe passare alle cronache come l’Olimpiade dell’ingorgo. Prendere i giochi a pretesto per opere faraoniche, inutili e dannose, stile Mondiali di calcio 90, sarebbe un errore grave e irreparabile, ma non fare nulla non è certo una soluzione. L’Olimpiade potrebbe essere un’inutile pretesto per accelerare l’iter di opere necessarie, per risolvere problemi che, gare o non gare, si trascinano da anni. Una scossa salutare per uscire da una preoccupante situazione di stallo. L’esempio più eclatante è la circonvallazione di Valle, un araba fenice che appare e scompare in una girandola di tracciati di tutti i tipi, che riescono sempre a non accontentare qualcuno, sollevando polemiche che durano più a lungo della stessa idea che le ha sollevate. Ma anche da Longarone a Tai la situazione non è delle migliori; se la circonvallazione di Longarone è lontana, anche la realizzazione del nuovo tratto di Alemagna tra Ospitale e Macchietto non è più tanto sicura, almeno in tempi brevi. filet.gif - 0,05 K È di poche settimane fa l’appello del sindaco di Ospitale a tutte le autorità competenti per evitare il blocco dei lavori a causa di problemi burocratici con l’Anas di Roma, lavori che, già procedono più lentamente del previsto. E la ferrovia ci sarà ancora nel 2006? Passerà finalmente nella nuova e sicura galleria di Monte Zucco, o sulla frana della “Busa del Cristo”? È fantascienza pensare ad una nuova linea fino a Cortina e Dobiacco pronta fra 7-8 anni, ma è chiedere troppo volere una linea sicura e con collegamenti veloci almeno fino a Calalzo? E Valle avrà una circonvallazione su misura per le proprie esigenze, quelle di un paese collegato alla viabilità principale e che dal traffico possa trarre eventualmente qualche beneficio, come accadeva in passato, e non esserne soffocato, o si sarà arrivati al tracciato “zeta”, senza niente di realizzato? Pensare alla viabilità solo in funzione olimpica è rischioso, anche perché i Giochi durano pochi giorni ed il Cadore deve vivere prima e dopo di essi, non solo durante, ma se Valle dovrà sopportare un traffico olimpico sull’attuale Alemagna, si chiamino a referendum anche i suoi abitanti, e di tutti i paesi interessati. O, meglio, si faccia finalmente qualcosa, e ben prima del 2006. filet.gif - 0,05 K






 Come si può esaltare un centro storico
  di Giuseppe Da Sacco

filet.gif - 0,05 K Qualità e fragranza insuperabili: come natura crea, Vinigo conserva. Sono sempre “trendy”, perennemente sulla cresta dell’onda anche nelle stagioni più avare per l’agricoltura cadorina, quei “cappucci” che ai mille metri del minuscolo agglomerato della Val Boite ormai sono diventati il suo “fiore all’occhiello” ammiratissimo. Un pò ovunque, al punto di cavalcare la tigre della notorietà, ben al di fuori dell’area triveneta. E Vinigo nemmeno quest’anno ha tradito: baciati dalla Provvidenza i campi (come comprova la foto di Giovanni Da Vià)hanno assunto le sembianze di una distesa di cromatismi verdeggianti, regalando quintali a go-go di quel favoloso prodotto. filet.gif - 0,05 K Che, ancora una volta, è andato letteralmente a ruba. Perché, quando la qualità è veramente doc, riesce quasi impossibile non farsi venire l’acquolina in bocca... E la commercializzazione è più che garantita. Ma questa piazza sempre mantenuta ad orto meraviglioso, porta anche ad un’altra meditazione: e cioè che è questo il modo migliore di valorizzare un centro storico. Conservandolo con le sue caratteristiche di sempre nel pieno rispetto della natura e della storia.                                      filet.gif - 0,05 K






   IL PERCHÉ DI UNA CELEBRAZIONE CHE CI COINVOLGE TUTTI
  Pier Fortunato Calvi e il Cadore
   di Bortolo De Vido

filet.gif - 0,05 K Il prossimo anno il Cadore ricorderà un anniversario importante: i centocinquant’anni dei moti del 1848 e il secolo dall’assegnazione della medaglia d'oro alle genti cadorine per i fatti d’arme del Risorgimento. In una riunione, tenutasi ai primi di novembre nel salone della Magnifica Comunità di Cadore, i rappresentanti degli enti interessati alla celebrazione hanno gettato le basi di un programma di iniziative, che partendo dal maggio del 1998 arriverà fino alla primavera dell’anno successivo. In questo lasso di tempo avranno luogo manifestazioni celebrative nei vari luoghi teatro dei moti del 1848, incontri con gli alunni delle scuole, dibattiti e tavole rotondo su temi istituzionali, come centralismo e federalismo, anche alla luce dei risultati dei lavori della commissione bilaterale.                     filet.gif - 0,05 K Tutto il lavoro sarà coordinato dalla Magnifica Comunità, l’ente che meglio di tutti può riassumere ed esprimere il significato delle ricorrenze: “È importante che la celebrazione abbia un riferimento con il presente e proietti nel futuro lo spirito unitario e nazionale del Risorgimento , con le opportune riflessioni sulla sua attualità”, è stato ribadito nel corso del primo incontro, improntato a grande concretezza e al desiderio di non scivolare nella retorica o nell’esaltazione. Le iniziative avranno anche un risvolto promozionale e questa esigenza sarà tenuta presente al momento di stilare il programma definitivo delle manifestazioni. La Magnifica Comunità si occuperà anche di delineare un quadro delle spese previste, per le quali ci sarà l’autofinanziamento degli enti aderenti e l’utilizzo del volontariato locale. filet.gif - 0,05 K






   La Fabbrica delle emozioni ha coinvolto i giovani: bene
   di Francesca Larese Filon

filet.gif - 0,05 K “Fabbrica dell’emozione”. È questo il titolo dell’interessante iniziativa organizzata dal Comune di Lozzo che ha invitato quattro artisti-artigiani ad insegnare al pubblico la loro arte ed il loro mestiere, con l’intento di portare fra la gente il gusto e il piacere delle cose realizzate con le proprie mani, che appartenevano alle nostre tradizioni del passato e che oggi sono in genere abbandonate a se stesse. “Fabbrica dell’emozione” perché attraverso la creazione di un oggetto si propone una parte del proprio essere e si comunica agli altri il modo di concepire il mondo. Ha scritto Enrico Verdozzi, vicesindaco ed assessore alla cultura di Lozzo: “L’affievolirsi del rapporto con le proprie origini sociali e culturali è uno dei rischi maggiori che corre una società come la nostra in rapidissima evoluzione. Questo fenomeno si evidenzia con particolare forza nella perdita di conoscenze relative al saper fare, quel fare che un tempo costituiva risorsa fondamentale del viver quotidiano, il cui possesso era spesso talmente raffinato da sconfinare nell’espressione artistica...” filet.gif - 0,05 K E gli spazi occupati nel centro di Lozzo da Vico Calabrò (incisione su metallo, puntasecca, acquaforte, acquatinta, ceramolla, stampa di matrici su carta, litografia e costruzione di timbri con l’utilizzo di materiali poveri), Bruno De Pellegrin (intarsio su legno e piccola oggettistica), Romano Tabacchi (ferro battuto e sbalzo su rame) e Vito Vecellio (arte fotografica e sviluppo e stampa), hanno fatto registrare una buona partecipazione, soprattutto di ragazzi giovani: un buon inizio che dovrebbe diventare abitudine, in modo da richiamare ogni settembre a Lozzo artisti-artigiani e discepoli volenterosi di apprendere quel “saper fare” che rischia di scomparire.                               filet.gif - 0,05 K



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