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 Anno XLV - N.8 - Agosto 1997



  CONVEGNI, MOSTRE, RASSEGNE,TUTTI A LIVELLI SUPERIORE
 Un "pieno" di cultura in Comunità

filet.gif - 0,05 K La Magnifica Comunità di Cadore ha alzato il tiro della propria presenza nel mondo della cultura.Una cultura con la C maiuscola perché spazia a tutto campo nella convegnistica, nelle mostre e rassegne, negli incontri e nelle “interviste aperte” con i ministri (e, per la prima volta, ne sono arrivati ben tre insieme). filet.gif - 0,05 K Il servizio fotografico che abbiamo qui sopra, sta proprio a sottolineare questo ulteriore salto di qualità fatto con il consueto entusiasmo, dal Consiglio dalla Giunta e dal Presidente di questa Casa Comune dei Cadorini sempre più accogliente, più aperta, più disponibile.                                 filet.gif - 0,05 K






  IN CADORE E A CORTINA UNA STAGIONE INTENSISSIMA
 Tutto quello che si può fare e vedere

filet.gif - 0,05 K Anche se dal punto di vista meteorologico la stagione estiva è partita con il piede sinistro, al contrario tutte le località turistiche del Cadore e Cortina hanno mostrato ancora una volta la grande volontà di dare all’ospite estivo e anche alla gente locale, un programma di manifestazioni intensissimo. Manifestazioni di grosso spessore culturale, come si potrà osservare dallo spazio che abbiamo voluto dare alle inaugurazioni della mostra antologica di Masi Simonetti e del rinnovato museo archeologico romano e preromano, alla convegnistica di richiamo nazionale ospitata nel salone della magnifica Comunità e altrove, ed anche incontri ricreativi e popolari. A tutti questi avvenimenti “Il Cadore” ha voluto dare il più largo spazio possibile, stravolgendo, per una volta, il rapporto equilibrato nella somma dei servizi e delle notizie, per concedere ben cinque pagine di fila a tutto ciò che si può fare e vedere in agosto e in settembre nelle nostre vallate e nella perla delle Dolomiti. filet.gif - 0,05 K Del resto, oltre ai tanti balli, ai sempre assai graditi stand gastronomici, alle escursioni, alle gare in mountain bike, ai tornei di tennis, alle partite di calcetto, alle festose sagre, troviamo degli avvenimenti musicali di notevole livello artistico, come i concerti d’organo eseguiti negli organi antichi del Cadore e alcuni spettacoli veramente avveniristici che hanno per protagonisti complessi popolari ed uomini di cultura. E non dimentichiamo le esibizioni dei cori e la festa a Zoppè dei Cadorini lontani che si svolgerà l’11 agosto. Perciò diciamo ai lettori: consultate quotidianamente queste cinque pagine. Vi si potranno trovare sicuramente le manifestazioni desiderate.                              filet.gif - 0,05 K






   TRA REGIONI
  No alla disparità
   di Giancandido De Martin

filet.gif - 0,05 K In questa fase di possibili aggiustamenti del progetto varato dalla Bicamerale vorrei esprimere un punto di vista sulla questione dell’autonomia delle regioni, che penso largamente condiviso tra cittadini ed esperti, anche se non coincide con quanto (per ora) previsto dal testo di riforma della Costituzione. Il punto riguarda il modo migliore per potenziare e valorizzare il ruolo delle regioni - di tutte le regioni - rispetto ad uno stato tuttora assai accentrato, ferma restando ovviamente la necessità di evitare nel contempo il ricorrente e persistente “vizietto” del centralismo regionale nei confronti di comuni, comunità montane e provincie: vizietto del tutto contrario al principio di sussidiarietà ed ad una corretta visione autonomistico-federalista delle istituzioni pubbliche. In proposito va dato, in estrema sintesi, un giudizio in chiaroscuro sia riguardo all’impostazione adottata in partenza dalla “bozza D’Onofrio” sia, in chiave diversa e per motivi opposti, riguardo alle opzioni poi operate in Bicamerale. Quanto al primo documento, avevo già avuto occasione in altra sede di prendere nettamente le distanze dalla ipotesi di un federalismo basato su regioni tutte speciali, frutto di un sistema “a geometria variabile”, in base al quale ciascuna regione dovrebbe negoziare con lo Stato- in un certo arco di tempo - i propri poteri, con il risultato verosimile di dar vita a lunghi tira e molla, comunque ad un assetto del tutto confuso e variegato, regione per regione, delle varie amministrazioni statali. D’altro canto avevo allora espresso pieno consenso alla prospettiva che il testo D’Onofrio apriva di pieno superamento dell’attuale doppio binario tra regioni ordinarie e regioni speciali . Ora la situazione, a conclusione dei lavori della Bicamerale, è in proposito nettamente cambiata, anzi si è in un certo senso capovolta. Il progetto del 30 giugno scorso, infatti, ha opportunamente abbandonato la complicata e fuorviante strada del federalismo regionale a geometria variabile, optando per un modello di “regionalismo forte”, fondato sulla riserva allo Stato del potere legislativo (e amministrativo) solo in un certo numero di materie di interesse nazionale, con devoluzione di tutto il resto al sistema delle autonomie, riconoscendo in questo quadro un potere legislativo regionale esteso potenzialmente a tutte le materie non espressamente riservate alle leggi statali. Per altro verso, però si è voluto reintrodurre il principio della differenziazione tra regioni ordinarie e speciali, prevedendo il mantenimento di una condizione di maggiore autonomia per le cinque regioni che da decenni godono di poteri e risorse di gran lunga maggiori delle altre. E’, quest’ultima, una scelta del tutto ingiustificata e inaccettabile, che “deve” essere rivista nella fase ulteriore del dibattito filet.gif - 0,05 K parlamentare sulla revisione costituzionale, per non perpetuare un equivoco pericoloso per la stessa coesione del sistema nazionale. In effetti, tralasciando qui ogni considerazione sulle giustificazioni e esperienze dei regimi speciali finora riconosciuti ad alcune regioni - con trasferimenti finanziari dello Stato che hanno dato vita, specie in alcuni casi, a vere e proprie situazioni di privilegio e di disparità di trattamento, inconciliabili con i principi di eguaglianza e di godimento degli stessi diritti sociali da parte di tutti i cittadini della repubblica - è appena il caso di osservare che, in una prospettiva di forte potenziamento del ruolo di tutte le regioni, quale si vorrebbe (opportunamente) realizzare con il progetto della Bicamerale,appare assolutamente contraddittorio e privo di giustificazione (politica e tecnica) ogni regime differenziato e più favorevole per alcune regioni che non sia legato a ragioni di specifica tutela di minoranze linguistiche. Altrimenti si dovrebbe pensare alla volontà, di orwelliana memoria, di sancire che alcuni sono più eguali degli altri. Piuttosto, va rilevato che la prospettiva offerta dal progetto Bicamerale - una volta rimossa l’ambiguità del doppio binario tra regioni ordinarie e speciali - può aprire uno scenario assai interessante per realizzare la “specialità” di ciascuna delle venti regioni italiane. In effetti, lo spazio di manovra assai ampio che verrebbe riconosciuto alle scelte legislative regionali - sia sul se sia sul come occuparsi di moltissime materie - si potrebbe (e dovrebbe) tradurre, se opportunamente supportato da un’autonomia finanziaria effettiva, con ambiti di tributi propri, in interventi di ciascuna regione commisurati alle rispettive esigenze, con il risultato quindi di dar vita ad altrettanti regimi speciali. In tal modo anche il Veneto - senza disparità di partenze nel Nord-est - potrebbe concretamente realizzare in futuro una propria via alla specialità, utilizzando secondo convenienza e con incisività l’autonomia legislativa e finanziaria riconosciuta dalla Costituzione. In sostanza, una specialità fondata non su una “rendita di posizione”, come quella ora riconosciuta alle cinque regioni speciali, ma su una concezione forte e un uso dinamico dell’autonomia (politica e finanziaria), intesa come spazio e strumento per un (auto) governo responsabile delle peculiari esigenze della comunità regionale rappresentata.                                              filet.gif - 0,05 K



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