LA STORIA


IL CADORE è una regione che comprende approssimativamente tutto il bacino superiore del Piave.
Si ritiene che la più antica popolazione stanziatasi in Cadore fosse costituita da tribù di Celti: i nomi di Cridola e "croda" sembra derivino da "Cruodo", nome successivamente dato al dio Thor (montagna eccelsa); qualcuno ravvede nei nomi Popera, Popena, Penna, un riferimento alla dizione Penn (altezza). Si tratta tuttavia solamente di ipotesi.
Ai Celti seguirono gli Euganei (ci sono stati ritrovamenti della loro civiltà in alcuni luoghi) e, a questi, i Galli Insubri Catubrini dai quali deriva il nome Catubrium, poi corretto in Cadore.
Nel 184 a.C. (secondo alcuni storici nel 15 a.C. con l'imperatore Tiberio) il Cadore fu aggregato dai Romani alla regione Venetia et Histria (ci sono numerose testimonianze di lapidi, cippi, medaglie e monete romane ritrovate nel sottosuolo di vari paesi, soprattutto del Centro Cadore).
È romana la grande strada che venne costruita lungo la valle del Piave fino a Dobbiaco e in Carinzia.
Dopo la caduta dell'impero romano, si avvicendarono gli Eruli (476-493), gli Ostrogoti (493-553), i Bizantini (553-568), i Longobardi (568-774), i Franchi (774-884), i duchi di Carinzia (884-1077).
Intorno al XI secolo, sull'onda di quei cambiamenti che portarono alla nascita dei Comuni, si costituì la Magnifica Comunità Cadorina, unione federale di tutti i Comuni cadorini, i cui primi statuti ci sono noti dal 1235.
Nel 1077 il Cadore passò al patriarca di Aquileia al quale rimase fino al 1135.
I Signori da Camino, famiglia d'origine longobarda, poi illustre signora di Treviso, si impadronirono del Cadore dal 1135 al 1335; la regione passò quindi sotto il dominio dei Conti del Tirolo per alcuni anni per tornare, nel 1347, alla Signoria dei Patriarchi di Aquileia fino al 1420.
In quell'anno i Cadorini, sciolti da ogni obbligo di fedeltà, si riunirono in consiglio e spontaneamente votarono la loro dedizione alla Serenissima.
Quello di Venezia fu un generoso protettorato al quale il Cadore rispose con solerte collaborazione soccorrendo la Repubblica in guerra e donandole immense quantità di legname per la costruzione delle sue navi.
La nostra regione montana poteva agire, nei limiti dell'ordine interno, con una certa libertà per gli affari amministrativi (secondo i propri Statuti del 1425 convalidati dal doge Francesco Foscari), mentre Venezia interveniva nelle decisioni più importanti e per riscuotere alcuni tributi.
Come segno di amicizia, la Magnifica Comunità donò a Venezia il bosco della Vizza, detto poi di S. Marco, situato lungo la strada tra Auronzo e Misurina.
Allora il Cadore era diviso in dieci centurie; il capitano della Comunità risiedeva a Pieve, luogo dove aveva sede anche il palazzo nel quale si riunivano i 27 membri (eletti dai 27 Comuni, detti Regole) del Consiglio generale della regione, Ampezzano compreso.
Negli anni 1508-16, durante la guerra tra Massimiliano I d'Asburgo e la repubblica di Venezia, il Cadore si guadagnò la palma del martirio più cruento.
L'imperatore d'Austria subì una sanguinosa sconfitta , il 2 marzo 1508, a Rusecco, presso Valle di Cadore, ad opera dei veneziani e dei cadorini guidati dal capitano Bartolomeo d'Alviano.
Eppure la guerra si protrasse ancora. Nel 1509 i cadorini sconfissero nuovamente gli imperiali, dopo di che, finalmente, tutta la regione tornò in possesso di Venezia nel 1512 (escluso l'Ampezzano che nel 1516 venne unificato al Tirolo).
Per quasi tre secoli, sempre all'ombra del leone di S. Marco, seguì un periodo di relativa calma all'insegna della ricostruzione. Con la venuta di Napoleone ebbe fine la tranquillità. Nel 1797 si impadronirono del Cadore i Francesi che se ne andarono in fretta, solo un paio di anni dopo, con il ricco bottino sottratto alle chiese.
Seguì il dominio degli Austriaci alle cui dipendenze i Cadorini poterono reggersi secondo il proprio antico ordinamento statutario che durò fino al 1806, anno nel quale le provincie venete furono riunite al Regno Italico e venne introdotto il codice napoleonico a sostituire i Laudi.
Anche il Cadore, incluso nel Lombardo-Veneto austriaco dopo il Congresso di Vienna, si risvegliò al generale fremito di indipendenza che nel 1848 pervase molte regioni: ancora una volta al fianco di Venezia, i Cadorini fecero propri gli ideali della resistenza armata contro lo straniero.
La figura del capitano Pier Fortunato Calvi, disertore dell'esercito asburgico, combattente per la libertà inviato dalla Repubblica veneziana, meritò l'ammirazione della Patria unita. Lo stesso Calvi, impegnato nel 1853 in un moto mazziniano, fu arrestato a Cogolo, in Val di Sole, dalle pattuglie austriache e condannato alla forca; salì il patibolo a Belfiore inneggiando all'Italia, dopo aver rifiutato di chiedere la grazia, il 4 luglio 1855.
Finalmente, con il combattimento dei Tre Ponti, il Cadore aprì la via all'unione definitiva della regione alla Madre Patria; era il 12 agosto 1866.
Il Cadore fu teatro di tragiche battaglie anche durante il primo conflitto mondiale.
Tutta la zona fu allora sede di operazione della IV Armata che si stabilì a Cortina d'Ampezzo e nei paesi circostanti: i combattimenti più aspri si accesero sulle Tofane dove, il 20 luglio 1915, cadde il generale Antonio Cantore.
A Monte Piana, vicino alle Tre Cime di Lavaredo, lungo la linea del vecchio confine, sono ancora intatte le trincee e i rifugi che i Cadorini costruirono durante il 1915-18 per affrontare l'offensiva austriaca.
Dopo la ritirata al Monte Grappa e al Piave, fu la decisiva battaglia di Vittorio Veneto a riportare gli italiani nella terra cadorina, definitivamente redenta e inclusa nella provincia di Belluno.
Durante la seconda guerra mondiale, dal 1943 alla primavera del 1945, si verificarono nella regione episodi di guerriglia fra partigiani e nazifascisti.
La provincia di Belluno conta oggi 22 realtà comunali. La Comunità Montana del Centro Cadore opera al servizio dei Comuni di Pieve di Cadore, Perarolo, Calalzo, Domegge, Lozzo, Vigo, Lorenzago ed Auronzo.