PIEVE (1)


È una piccola cittadina che sorge ai piedi dei rigogliosi colli Contràs e Monte Ricco; dai suoi 878 metri domina l'intera vallata del Centro Cadore.
Il paesaggio è talmente dolce da aver ispirato, nel 1892, questi versi di Giosuè Carducci: "Pieve che allegra siede tra' colli arridenti e del Piave ode lo strepito..." (allora non c'era ancora il lago a coprire il corso del fiume).
Possenti, troneggiano a nord le Marmarole (m. 2932): "le Marmarole care al Vecellio" canta ancora il Carducci, ricordando che il pittore le evocò nella sua famosa "Presentazione della Vergine al Tempio".
Il Carducci dedicò l'ode "Cadore" al grande Tiziano e all'eroe del nostro Risorgimento Pier Fortunato Calvi: il primo, sommo pittore del Cinquecento che ebbe i natali proprio a Pieve; il secondo, indomito combattente che sacrificò la propria vita per la liberazione di questa regione dal dominio austriaco.
Nelle trascorse vicende di Pieve si riassume tutta la secolare storia del Cadore, dalla romanizzazione (qui venne installato un avamposto militare), alla cristianizzazione (la prima chiesa cadorina sarebbe sorta sul Monte Ricco), al succedersi di varie signorie fino all'annessione della regione alla Serenissima Repubblica di Venezia.

Al centro del paese, nella piazza principale, si trova il palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, simbolo stesso dell'antica unione federale costituitasi nel XI secolo: qui si riunivano i 27 membri del General Consiglio, massimo consesso della Comunità, ai quali era dato decidere del locale ordinamento statutario.
L'edificio, costruito nel 1447, subì danni talmente gravi durante la guerra contro la lega di Cambrai da dover essere interamente ricostruito nel 1525. La torre di pietra è del 1491.
Il piano terra, una volta adibito a prigione, ospita oggi un grazioso Caffè.
Dall'ingresso del primo piano, sul cui pavimento è ben visibile un mosaico romano del II secolo, si accede all'odierna sala consigliare (l'ente che oggi vi si riunisce si occupa soprattutto di promozione culturale); all'interno della sala, impreziosita da uno stupendo soffitto in legno, possiamo ammirare un dipinto di Marco Vecellio, il ritratto di Pier Fortunato Calvi eseguito da Tommaso Da Rin, i busti egregiamente scolpiti di alcuni cadorini illustri e il labaro della Comunità.
Al piano superiore è stato allestito un piccolo museo dedicato al Calvi, nonché una piccola galleria con le opere di Guglielmo Talamini di Vodo ed un piccolo museo archeologico con i reperti paleoveneti di Làgole (Calalzo).
All'esterno del palazzo, due lapidi commemorano rispettivamente Pier Fortunato Calvi e i caduti della Grande Guerra.
Al centro della piazza, si erge una statua in bronzo del 1880 raffigurante il Tiziano, opera del veneziano Antonio Dal Zotto.