PERAROLO (1)

Il paese delle zattere.

Perarolo di Cadore è situato sulla direttrice di Alemagna a metà strada fra Belluno e Cortina d'Ampezzo, dalle quali dista 36 chilometri.
Posto alla confluenza del fiume Piave e del torrente Boite, trasse per secoli le sue fortune da questa sua particolare ubicazione: il commercio del legname fu per molti secoli la grande fonte di ricchezza del paese; il trasporto del materiale veniva effettuato su zattere che partivano da Perarolo alla volta di Venezia (la Repubblica di Venezia, che comprendeva allora tutto il Cadore, aveva bisogno di legname per le costruire le sue navi ); solo a quell'altezza, infatti, in particolari periodi dell'anno, il Piave poteva cominciare il suo corso di fiume navigabile.
I tronchi, gettati nell'acqua a monte di Perarolo e provenienti anche dalla Carnia, dal Tirolo e perfino dalla Carinzia, giungevano alla rinfusa ai cìdoli di Sacco e di Carsiè, due chiuse artificiali che sbarravano l'alveo del Piave e del Boite. Da qui, con un sistema di "roste" (sbarramenti di palafitte) e di canali artificiali detti "rogge", venivano smistati secondo il marchio ed avviati alla lavorazione.
Lungo il Piave, da Perarolo a Longarone (scriveva nel 1875 Antonio Ronzon nel suo "Almanacco cadorino"), c'erano 132 segherie, delle quali ben 54 nel territorio di Perarolo, distribuite tra quelle di Sacco, Bianchino, Perarolo, Ansogne, Carolto e Venago.
Le 132 segherie (scrive sempre il Ronzon) lavoravano "dai tre ai quattro milioni di assi all'anno, i quali andavano a formare circa 3200 zattere...... lunghe 22 metri circa e larghe 5". Due segherie di Ansogne erano di proprietà di Tiziano Vecellio, il sommo pittore che con Perarolo non ebbe solo relazioni d'affari: nel 1525 (scrive in un suo libro G. Ludwing) Tiziano sposò Cecilia, figlia del "quondam ser Alo de maistro Jacomo, barbier della villa de Perarol de Cadore", che ritrasse, bellissima, in alcuni celebri dipinti, tra i quali la "Madonna del coniglio" del Louvre.
Fra gli ospiti illustri della fine dell'800, il Cadore annovera anche il grande poeta Giosuè Carducci che nell'Ode "Cadore" così scrisse: "...... il carrettiere per le precipiti vie tre cavalli regge ad un carico di pino da lungi odorante, e al Cidolo ferve Perarolo, e tra le nebbie fumanti ai vertici tuona la caccia..." vv.137-142.
Nel secolo scorso Perarolo raggiunse il suo massimo sviluppo economico ed acquisì un enorme prestigio che culminò quando Luigia Lazzaris (1819-1907), sposa del senatore Girolamo Costantini, ospitò per due anni consecutivi nel suo palazzo (firmato dal prestigioso architetto Antonio Caregaro Negrin di Vicenza) la Regina Margherita di Savoia, allora trentenne, con il figlio Vittorio Emanuele di 12 anni. Una lapide di pietra sulla facciata del palazzo ne ricorda il primo soggiorno: "Margherita di Savoia Regina d'Italia e Vittorio Emanuele Principe di Napoli qui soggiornarono dal dì 8 agosto al dì 8 settembre 1881". L'anno successivo la Regina tornò a Perarolo dal 10 agosto all'8 settembre.
La lavorazione ed il commercio del legname che per lunghissimo tempo avevano dato prosperità e rinomanza al paese, perdettero la loro funzione dopo la costruzione della ferrovia (il primo treno giunse a Perarolo l'8 giugno 1913) e con il diffondersi del trasporto delle merci su strada; lentamente le falegnamerie si trasferirono verso i centri di produzione.
Iniziò così per Perarolo un lento decadimento ed un lungo periodo di transizione alla ricerca di nuovi sbocchi occupazionali.