PERAROLO (2)
Finalmente l'impegno dei cittadini e quello del Comune stanno dando oggi i loro frutti: nella zona artigianale di Ansogne si sono sviluppate una decina di attività lavorative in ulteriore via d'espansione che sommate ad altre, operanti da tempo in paese (fra cui l'importante attivitą della ditta Unterberger il cui "Speck del Cadore" si trova in tutti gli autogrill d'Italia), coprono abbondantemente le necessità occupazionali locali ed offrono addirittura lavoro anche a maestranze esterne.
Con l'accresciuta offerta di lavoro, non solo locale, ma di tutto il comprensorio, si è instaurata finalmente una controtendenza al fenomeno dell'emigrazione durato molti anni.
Da diverso tempo viene favorito un certo sviluppo edilizio, soprattutto nella frazione di Caralte: le zone prative, un tempo risorsa per l'attività agricola del luogo ormai abbandonata da anni, sono stati sfruttati come base per nuovi insediamenti edilizi, sia a favore della popolazione residente, sia come sede di seconda casa per i turisti.
Perarolo capoluogo, non disponendo di aree fabbricabili, esaurite dai tempi della sua massima espansione, sta puntando ora sul recupero edilizio del patrimonio esistente, soprattutto quello prezioso del centro storico.
Notevole importanza dovrebbe costituire per il paese la ristrutturazione dello storico palazzo Lazzaris-Costantini, il cui progetto è all'esame del Comune di Venezia, proprietario dell'immobile.
Le nuove costruzioni di Caralte e la ristrutturazione di molte abitazioni preesistenti hanno favorito enormemente, e continuano a farlo, un sempre più consistente incremento demografico del Comune di Perarolo la cui popolazione è in sensibile aumento già dal 1993 (le richieste di alloggi continuano ad essere numerose)
Conseguente allo sviluppo edilizio è stato anche l'accresciuto movimento turistico, favorito dalla tranquillità dei luoghi, dalla salubrità dell'aria e dall'altitudine non eccessiva (532 m. del capoluogo).
Oltre che vantare attrezzati impianti sportivi (tennis, minigolf, percorso vita, pista da fondo e strada ciclabile, palestra di roccia), il paese è il luogo ideale per effettuare piacevoli passeggiate ed interessanti escursioni: c'è uno splendido percorso da non perdere dai 1.000 metri dei piani di Dubbiea ai 2.700 metri del Monte Duranno.
Dominata proprio dal Duranno (foto a destra)si estende in un vasto spazio la bella Valmontina, eletta lo scorso anno "area Wilderness", cioè "selvaggia", su iniziativa del Comune di Perarolo e dell'Azienda Regionale delle Foreste del Veneto (comproprietaria dell'area).
Il movimento internazionale Wilderness, nato negli Stati Uniti all'inizio del secolo e diffuso in tante parti del mondo, è giunto in Italia nel 1985; la sua filosofia si richiama ai principi del rispetto per la natura e vuole proporsi come stimolo per il mantenimento dell'originaria integrità ambientale.
L'area Wildernes Valmontina, la prima dell'arco alpino, si estende per circa 3340 ettari; è una valle quasi inaccessibile, dal paesaggio aspro, che si sviluppa dai 486 metri del fondo valle ai 2.076 metri di Cima Preti.
Nel vallone interno la vegetazione arborea è piuttosto rada per la presenza di infiniti balzi, dirupi e declivi di forte pendenza: vi si adagiano infatti solamente i bassi pini mughi. Le dorsali esterne, invece, abbondano di fitte foreste d'alberi ad alto fusto: larici, abeti rossi e bianchi, faggi, pini neri e pini silvestri.
La valle, ricca di numerose sorgenti d'acqua e colorata dalla varietà floreale dell'ambiente montano, ospita molti esemplari della tipica fauna dolomitica: cervi, caprioli, camosci, galli forcelli e cedroni, pernici bianche, ermellini, martore, tassi, volpi, aquile reali.
La presentazione ufficiale dell'area è stata effettuata il 15 settembre 1995 alle Autorità competenti in materia ambientale ed ai Rappresentanti di riviste specializzate nazionali ed internazionali; è stata inoltre corredata da una bella mostra fotografica delle immagini più suggestive della valle (la mostra verrà riproposta anche quest'anno, in agosto) e dalla proiezione di un video intitolato "L'incanto della Valmontina".
Non secondario a quello naturalistico è il patrimonio artistico di Perarolo: meritano senz'altro attenta considerazione la chiesa parrocchiale, la chiesa di San Michele Arcangelo a Caralte, la chiesa della Madonna della Salute di Macchietto (nella foto qui a sinistra) e quelle di San Rocco e Sant'Anna.
Nella parrocchiale sono conservati preziosi paramenti donati alla chiesa dal Papa bellunese Gregorio XVI (1765-1846) ed altri oggetti sacri acquistati dal parroco don Giuseppe de Vido (parroco di Perarolo dal 1779 al 1825) dalle truppe francesi di Napoleone . Nella stessa chiesa è custodito anche un prezioso organo, uno dei più antichi del Cadore, costruito da Pietro Nacchini e Francesco Dacci tra il 1765 ed il 1768.
Da alcuni anni, in agosto, la chiesa ospita bravi concertisti che sanno valorizzare con grande sensibilità la resa melodica di un tale antico strumento. Il concerto, organizzato dalla Magnifica Comunità Cadorina nell'ambito di una serie di altre iniziative culturali, è aperto a tutti gli appassionati.
È con rammarico che il Comune di Perarolo non può più offrire alla vista dei suoi cittadini e dei numerosi turisti l'interessantissima testimonianza dell'antico "cìdolo" costruito dai paesani per la raccolta ed il trasporto del legname nel Piave. Nel 1948 è stato demolito per poter realizzare un grande impianto idroelettrico. La sua ricostruzione è vagheggiata da tempo dal Prof. Giuseppe Sebesta di Trento e dagli zattieri di Codissago e Castellavazzo; anche la Comunità Montana del Centro Cadore sta valutando attentamente questa possibilità. Il Comune di Perarolo, dal canto suo, ha approvato un piano regolatore che ne prevede la ricostruzione; è prevista anche la ristrutturazione della vecchia borgata Sacco e l'apertura di un museo che possa documentare la vitale attività degli zattieri alla quale tanto devono gli abitanti di tutto il Cadore.
Gli zattieri di Codissago, che da oltre due decenni si prodigano con lodevole impegno per il recupero e la conservazione di tutte le testimonianze che riguardano il lavoro dei nostri avi sui fiumi, hanno allestito, nella loro frazione, un Museo ricco di documentazioni fotografiche, scritti ed antichi strumenti di lavoro che merita davvero il tempo di una visita.