I SENTIERI DEL PAPA IN CADORE
di Mario Ferruccio Belli
Nei tempi andati il massimo della fortuna per una località era il poter dire: "Qui ha dormito Garibaldi", oppure "Il re è stato nostro ospite" o, per essere più pertinenti, "Quassù il tal papa è salito a dorso di mulo", ovvero "In questo rifugio ha messo piede Pio XI"...Che cosa potrebbe dire, allora, Lorenzago, che già si fregia dell'appellativo di "Castelgandolfo cadorina" o, con più prosaicità, di "sede delle vacanze estive di Karol Woytila"?
La fortuna ha baciato il Cadore nella tarda primavera del 1987. La genesi di quella decisione è tuttora oggetto di analisi. Secondo i 670 abitanti di Lorenzago, la spiegazione è una sola: nessuna località al mondo vanta tanti requisiti come il loro borgo. E da quando è entrata nel cuore del papa più popolare dei tempi moderni, Lorenzago non solo si trova a novecento metri di quota, ma anche a "un metro dal cielo", come ha scritto l'inviato di Repubblica.
Tutti allora trattenemmo il respiro pensando a ciò che poteva succedere. In realtà il Santo Padre si stava divertendo un mondo. Trovava tutto superlativo: addirittura la foresta più verde di quella dei Carpazi e le crode più argentee dei suoi Tatra. Il cibo era saporito, l'acqua dei ruscelli gustosa, il clima fresco, le campane di Vigo rasserenanti.
Ogni giorno le passeggiate cambiavano meta: una collina, un lago, una vallata, un nuovo Rifugio. Sette volte sorse l'alba a Mirabello a rallegrare l'animo di quel turista fuggito da Roma, e alla fine l'esclamazione puntualmente raccolta dai giornalisti: "troppo breve!".
Finalmente tutti respirammo in attesa del bis: di quel secondo soggiorno ormai probabile, anzi certo. Questa volta furono nove i giorni, senza ministri né autorità, alla scoperta di nuove escursioni sulle montagne definite dall'Osservatore Romano "le più belle del creato!".
Nel 1987 Giovanni Paolo II aveva girovagato per Col Audoi e Stabiére sul Popera, lungo la Spina, in Visdende e sul monte Zovo; l'anno dopo nel mirino delle sue guide (ma sappiamo che l'ultima parola toccava sempre a lui) erano entrati nell'altopiano di Razzo con una puntatina a Sauris; il lago d'Ajarnola e le praterie di Danta; la traversata del Pian dei Buoi fino al Rifugio Chiggiato; la scalata del Peralba e ancora le fresche abetaie del Col Audoi, Stabie e Pupenego...Nove giornate indimenticabili che lo avevano riconsegnato sereno nell'animo e abbronzato nel volto, alla calura romana.
Sarebbe tornato una terza volta? Qualche studioso, chissà fra quanti anni, ci spiegherà le ragioni delle sue vacanze valdostane. Oggi a noi basta che egli è tornato. Il richiamo fascinoso del Cadore lo ha raggiunto: giacché nel cuore di tutti c'era la certezza che doveva essere così. I sentieri puliti, la gente discreta, i tramonti profumati lo attendevano. Lorenzago gongola, i Rifugi alpini si interrogano a chi toccherà l'onore di offrirgli l'aranciata.
Saranno ancora le ragazze di Bepi Martini del Berti o il baffuto Giulio Galler del Calvi al Peralba? Chi lo vedrà assiso al bancone: Nassivera del Baiòn o Valcanover del Chiggiato? E se toccasse ad altre località installare una lapide per ricordare agli increduli che il capo della Cristianità ha camminato come un turista qualsiasi sull'erba tenera, ha riposato all'ombra dei sassi, si è fermato a sognare sui sentieri del Cadore?
tratto dal libro di Mario Ferruccio Belli "Sui sentieri del Papa in Cadore", Nuove Edizioni Dolomiti, 1990