La cucina tradizionale cadorina.


È una cucina basata sui prodotti ottenuti dalla lavorazione dei campi (soprattutto granoturco, fagioli e patate), sui prodotti lattiero-caseari e sull'utilizzo di carne di selvaggina o di animali da allevamento. Grande è sempre stata l'inventiva nel creare da semplici ingredienti piatti saporiti e vari: si va dall'onnipresente polenta ai più elaborati "pestariei" arricchiti di latte e burro, dalla "panada" preparata utilizzando solo pane raffermo ed acqua agli gnocchi di polenta conditi con ricotta affumicata e burro fuso. Dalla lavorazione della carne di maiale si ottenevano salsicce, cotechini e salami sapientemente aromatizzati. In primavera si variavano i monotoni contorni della stagione fredda con le tenere erbe selvatiche: il "radicio da pra" (taràssaco) condito con lardo salato bollente, le "sciopete" (Silene vulgaris), il radicchio di montagna che nasce sotto la neve e i cui croccanti germogli si possono conservare sott'olio, gli asparagi di montagna.
Ogni casa aveva nell'orto qualche albero da frutta: meli, peri, ciliegi, prugni o noci.
Con le bacche nere del sambuco si faceva la "mostarda": le bacche, prima schiacciate, si facevano bollire con vari tipi di frutta, farina bianca fritta e zucchero fino ad ottenere una bevanda dissetante e rinfrescante.
La gamma dei dolci era assai ristretta: si potevano gustare le "zope", una specie di frittelle preparate passando fette di pane raffermo nell'uovo sbattuto con il latte, dorate nel burro e spolverate di zucchero; oppure la "peta", fatta con farina di granoturco, fichi secchi e uva passa.